L'omelia del Cardinale J. S. Martins del 5 luglio 2009

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"L'omelia del Cardinale J. S. Martins del 5 luglio 2009"

 

Sezze, basilica cattedrale, 5 luglio 2009

 

Venerati confratelli nel sacerdozio, distinte autorità civili e militari, carissimi fratelli e sorelle tutti nel Signore, torno a Sezze con grande gioia, raddoppiata dalla circostanza che mi ha portato a presiedere questa celebrazione: la presenza del corpo di San Carlo da Sezze, nel 50° anniversario della sua canonizzazione. Sono infatti ormai, come tutti voi, devoto da molto tempo del vostro amato concittadino e non può non commuovere il vedere la vostra devozione così costante e diffusa.

La mattina del 9 maggio 1635 Giancarlo Marchionne - ormai seriamente incamminato sulla strada della dedicazione a Dio di tutta la sua vita con la professione dei consigli evangelici -prese la strada per Roma ove sarebbe stato ricevuto nell'ordine

francescano; racconta lui stesso nella sua autobiografia che la “mattina,prestissimo”, dopo aver pregato davanti al Crocifisso ancor oggi venerato in questa basilica cattedrale, con la benedizione del padre e della madre uscì “per l'ultima volta”  da questa città “dove tanto avevo offeso il Signore”(1)

 I santi, lo sappiamo, parlano così, diciamo pure esagerando: quando, anni piu tardi, iniziarono i processi canonici per la sua beatificazione, in quello svolto a Sezze le persone chiamate a deporre sulla sua vita, unanimemente testimoniarono che le tante “offese al signore” - come le aveva chiamate fra Carlo da Sezze – non erano state altro che la ricerca assidua del dialogo con il Signore in una preghiera continua: amava sostare a colloquio con Dio in questa cattedrale, davanti al cristo in croce già ricordato; non aveva fatto altro, frate Carlo, che porre particolare cura nel ricercare ed alleviare le povertà altrui; era riuscito a realizzare una sintesi mirabile tra le bellezze del creato, con cui era posto a contatto quotidianamente, e Colui che queste bellezze ha affidato all'umanità.

In una parola, fr. Carlo da Sezze nella sua città natale – in questa nostra cara Sezze che vanta origini precedenti Roma stessa - aveva posto le fondamenta di una spiritualità soda e ricca, nutrita alle sorgenti secolari della tradizione cristiana: una famiglia religiosa ed estroversa, la frequentazione della propria comunità parrocchiale, il raccordo con gli altri centri della spiritualità cittadina.

   E' davvero bello aver visto san Carlo tornare a Sezze: lo ha fatto più volte, lo ha fatto anche in questi tre mesi che si collocano a cinquant'anni esatti dalla sua canonizzazione, decretata nel 1959 dal beato Giovanni XXIII.

Certo, la comunità che san Carlo ha trovato in questi giorni è diversa da quella che lasciò nel 1635 e che visitò altre volte durante la sua vita; ma quando torna san Carlo, lo accogliete con la consapevolezza che ci suggerisce la prima lettura appena proclamata: “un profeta si trova in mezzo a noi”  (cfr. Ez 2,5). Di cosa vuole essere profeta in mezzo a noi, il nostro concittadino più illustre? San Carlo è tornato a ricordarci il primato di Dio nella nostra vita; parafrasando le parole dell'apostolo Paolo nella sua seconda lettera ai cristiani di Corinto, san Carlo è quella “spina nella carne” che ci assicura: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”(2 Cor 12,9). Miei cari fratelli e sorelle, il primato di Dio nella nostra vita si realizza solo quando, scoperta la nostra debolezza, la fragilità dei nostri tentativi di amare Dio, I'inutilità delle nostre ribellioni, sappiamo dirgli che per essere felici autenticamente abbiamo bisogno di Lui!

 San Carlo, inoltre, viene a dirci che dobbiamo essere una comunità capace di scandalizza, in senso evangelico, cioè di andare contro corrente. Gesù, nel vangelo appena proclamato, era occasione di scandalo per chi lo ascoltava, perche si diceva di lui: “Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?” (Mc 6,3). San Carlo è uno di noi: conosciamo la casa dove è nato, possiamo toccare il fonte battesimale – in questa cattedrale - dove è rinato alla grazia di Dio, i suoi parenti “stanno qui da noi”: eppure "uno di noi" ha risposto generosamente alla chiamata comune alla santità, scandalizzando perché persona semplice, illetterata, conosciuta. Allora, una comunità cristiana capace di dare scandalo è una comunità che non si chiude superbamente nella considerazione delle glorie passate, della tradizione dei tempi antichi, ma che sa predicare il vangelo, qui ed ora, nella semplicità dei rapporti familiari, nella povertà delle parole umane, nella vicinanza a tutto l'uomo e a tutti gli uomini.

Il S.Padre Benedetto XVl ha usato, a proposito della santità una bella immagine: “Visitando un orto botanico- ha detto- si rimane sempre stupefatti dinanzi alla varietà di piante e di fiori, e viene spontaneo pensare alla fantasia del Creatore che ha reso la terra un meraviglioso giardino. Analogo sentimento ci coglie quando consideriamo lo spettacolo della santità: il mondo ci appare come un “giardino” dove lo Spirito di Dio ha suscitato con mirabile fantasia una moltitudine di santi e di sante, di ogni età e condizione sociale, di ogni lingua popolo e cultura. Ognuno è diverso dall'altro, con la singolarità della propria personalità umana e del proprio carisma spirituale" (Angelus I novembre 2008).

Voi andate giustamente fieri di quello del "vostro" santo, che porta addirittura il nome della vostra città legandolo a quello della santità,  per sempre. In lui però,come in tutti i santi, occorre contemplare  quel "sigillo" – come lo chiama 'Apocalisse - di Gesù (Ap. 7,3), cioè l 'impronta del suo amore, testimoniato attraverso la Croce. Ora San Carlo è nella gioia eterna, ne siamo sicuri, perché questo definisce la Chiesa elevando un suo figio agli onori degli altari, con la canonizzazione. Ma, questo traguardo l’ha conquistato passando attraverso la fatica e la prova (cfr. Ap.7,14), affrontando la sua parte di sacrificio per partecipare alla gloria della risurrezione.  Guardando al luminoso e sempio di san Carlo si risvegli, davvero, in ognuno di noi, il grande desiderio di essere come lui: felici di vivere nell'amicizia con il Signore, nella sua luce, nel suo amore, nella sua verita. San Carlo tra un poco ci lascerà: non per abbandonaci, ma perché sia ognuno di noi, ora, al suo posto, la voce profetica che, con le stesse sue parole, ci fa pregare così: “ O Gesù mio, tutto amore, innamorami di te: perché, innamorato di te, sarò costretto ad amarti. O Gesù mio, riempimi della tua ineffabile dolcezza; perché gustandola, tutto mi scioglierò.  ...O Gesù mio, riempimi della tua carità, della quale ripieno, opererò con perfezione.  O Gesù mio, dammi la tua luce: perché, avendola, camminerò nella verità”. (2)

 

José Card. SARAIVA MARTINS

Prefetto Emerito della congregazione delle Cause dei Santi


(1) S. Carlo da Sezze, Le grandezze delle mísericordie di Dio, in

M. Di Pastina, La forza dell'umiltà. Dagli scritti dí san Carlo da Sezze,

S.Maria degli Angeli 1998,p76.

(2) S. Carlo da Sezze, Camino interno dell’anima, in M. Di Pastina, La forza dell'umiltà, p. 167.