Mons. Calabresi nella casa del Padre
A Sezze – dove era nato il 2 gennaio del 1925, terzo di
cinque figli – era conosciuto semplicemente come "don Ubaldo": forse perché
aveva conservato quella semplicità e capacità di "stare vicino" alla gente che è
virtù indispensabile di un buon pastore e, in fondo, caratteristica fondamentale
di ogni cristiano. Con tratto signorile, quasi aristocratico, mons. Ubaldo
Calabresi, arcivescovo titolare di Fondi e nunzio apostolico, ha vissuto gli
ultimi anni della sua esistenza, riconsegnata a Dio Padre nella mattinata del 14
giugno u.s. in una clinica romana, dove si trovava da pochi giorni.
Grazie alla sua famiglia aveva ricevuto un’ottima educazione
umana e cristiana, culminata nella scelta di dedicare la sua vita a Dio. In
questa decisione venne sostenuto ed incoraggiato da mons. Giovanni Battista
Carissimo, arciprete della cattedrale, e da mons. Vincenzo Venditti, parroco di
S.Angelo: due preti di Sezze, diversissimi per carattere, formazione e
ministero, eppure così inscindibilmente legati alla storia personale di Ubaldo
Calabresi e di tutta la città di Sezze.
Il suo servizio alla Chiesa e alla Santa Sede era iniziato
presto: dopo i primi studi umanistico – letterari compiuti nel Seminario
interdiocesano di Sezze, era passato a quello Romano (Minore e Maggiore), dove
aveva potuto proseguire gli studi di filosofia e di teologia, integrati e
coronati da quelli in diritto, conseguendo la laurea in utroque iure
presso la Pontificia Università Lateranense, e – ricevuta il 27 marzo 1948,
nella cappella della Madonna della Fiducia del Pontificio Seminario Romano
Maggiore, l’ordinazione presbiterale – agli studi di perfezionamento presso la
Pontificia Accademia Ecclesiastica.
Pronto ormai per il servizio diplomatico – anche se non
aveva mai smesso di dedicarsi alla cura pastorale "diretta", a Roma e a Sezze –
intervenne direttamente Paolo VI per fugare qualche resistenza da parte del suo
vescovo di allora, che non voleva privarsi della sua opera in diocesi: il papa
gli fece scrivere che il sacrificio di don Ubaldo sarebbe stato ricompensato dal
bene della Chiesa universale.
Cooptato - nel 1953 – tra i membri della Segreteria di Stato
della Santa Sede, le autorità vaticane, ben presto, intuirono le sue notevoli
doti e capacità diplomatiche.
Dopo un primo incarico in Nicaragua, inizia la "gavetta" in
Argentina, ove è segretario della Nunziatura apostolica per qualche anno: tra
l’altro, gli muore tra le braccia il nunzio, l’arcivescovo Mario Zanin, una
esperienza che don Ubaldo non dimenticherà mai; trasferito a Leopoldville, è
addetto alla Nunziatura apostolica del Congo Belga e del Ruanda Urundi: qui è
spettatore di tragici avvenimenti e corre, per primo, sul luogo della strage dei
militari italiani. Nel 1965 nuova destinazione, questa volta in Europa: uditore
in Belgio, passa poi, nel 1968, nella delegazione apostolica degli Stati Uniti
d’America.
Dopo un’attività così varia e dopo aver dato ottima prova di
sé, la Santa Sede ritenne giunto il momento di offrire a don Ubaldo più ampie
opportunità, riconoscendone la prudenza, il lavoro assiduo e disinteressato, la
capacità di fine mediatore.
Il 3 luglio del 1969 – ad appena 44 anni – Paolo VI lo
nomina arcivescovo titolare di Fondi e delegato apostolico nella regione del Mar
Rosso: nel giro di appena due anni è il secondo sezzese ad essere nominato
arcivescovo, dopo mons. Ippolito Rotoli, pro-nunzio in Etiopia. S.E. Rev.ma
mons. Ubaldo Calabresi ricevette così l’ordinazione episcopale dal cardinale
segretario di Stato Jean Villot il 28 settembre di quello stesso anno, nella
cappella della Madonna della Fiducia del Pontificio Seminario Romano Maggiore.
Cumulando il precedente incarico diplomatico, mons.
Calabresi diviene anche – il 29 aprile 1972 – pro-nunzio apostolico in Sudan:
sia qui che nella regione del Mar Rosso visita comunità cristiane sperdute, dove
da decenni non si celebrava l’Eucarestia.
Il 1978 segna una svolta nella sua attività: la Santa Sede
lo invia in America Latina; dapprima nunzio apostolico in Venezuela (5 gennaio
1978), passa poi in Argentina (23 luglio 1981), prestigiosa nunziatura che
mantiene per vent’anni. Mons. Calabresi si trova a dover gestire avvenimenti
tragici e tumultuosi e a tessere, nel nascondimento, la "ricucitura" di gravi
crisi diplomatiche (quella tra il Cile e l’Argentina e tra quest’ultima e il
Regno Unito di Gran Bretagna), che dimostrano la sua grande capacità di
mediazione e di pacificazione.
Rientrato a Roma al compimento del 75° anno di età, nel
2001, resta a disposizione della Santa Sede per le problematiche riguardanti le
Chiese e le nazioni dell’ America Latina, di cui ha acquisito una conoscenza non
comune; una malattia gravemente debilitante – cui non sono estranee le fatiche
subite nel suo lungo servizio diplomatico in sedi e paesi disagiati e dal clima
poco mite per un europeo – ne mina poco a poco il fisico.
Mons. Ubaldo Calabresi è stato insignito di diverse
decorazioni, tra le quali l’Ordine del Nilo Bianco e del Nilo Azzurro,
concessagli dal Sudan, e l’Orden del Libertador conferitagli dall’Argentina.
Il momento più sentito e vissuto con commozione dai sezzesi,
quando il 3 dicembre 2001 il Consiglio Comunale di Sezze, con votazione unanime,
in un’aula consiliare gremita all’inverosimile, alla presenza delle autorità
civili, militari e religiose, conferiva a don Ubaldo la Cittadinanza Benemerita
nella considerazione che, nei suoi lunghi anni di servizio diplomatico, come
rappresentante della Santa Sede, aveva messo a frutto le doti caratteristiche
del suo essere setino autentico, nella prudenza, amicizia e schiettezza.
Il carissimo "don Ubaldo", come affettuosamente noi sezzesi
amiamo a chiamarlo, continua in se, anche oggi nella gloria dei cieli, l’amore
per la Chiesa e per i popoli del mondo con cui, in questi ultimi anni, vari
figli della nostra terra hanno legato indissolubilmente il loro nome, don Ubaldo
che non ha mai risparmiato fatiche, sudore, amore, per le genti affidate alle
sue cure, don Ubaldo rimasto indissolubilmente legato alla sua Sezze come i suoi
concittadini a lui.
Grazie "don Ubaldo".
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