Centro studi "S. Carlo da
Sezze"
Processione dei Santi Patroni 2009
La serata finale dei festeggiamenti del 4 luglio 2009
5
luglio 2009, l'arrivederci a San Carlo
L'omelia del Cardinale J. S. Martins del 5 luglio
2009
Il Card. J. S. Martins ricevuto dal Sindaco Campoli
Natale
con San Carlo
Antonella Bruschi nuovo presidente
I Carabinieri suonano per San Carlo
Sabato
6 giugno cori di voci bianche in concerto
La
visita dei frati all'I.S.I.S.S
La stimmatizzazione al cuore
Le scuole di Sezze in visita alla
casa natale di San Carlo
I giovani di S.Domitilla nella casa di S.Carlo
"La canonizzazione di san Carlo da Sezze"
La
forza dell'umiltà
Illuminata la grande croce
San Carlo è tornato a Sezze
Sabato 9 maggio benedizione
del crocifisso
L'altare del Crocifisso
Il comitato organizzatore del 50
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Centro studi "S. Carlo da Sezze" via Piagge marine, 39
04018 SEZZE (LT)

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La
cattedrale

La Cattedrale di Santa Maria si apre su tre navate, spartite da pilastri squadrati
formati da blocchi di pietra che si raccordano alle costolature del soffitto
dove si formano volte a crociera nelle navate laterali, e volta a vela in quella
centrale.
Le origini della cattedrale di Sezze sembrano risalire al III secolo quando,
sull’area dell’edificio attuale, pare sia stata costruita una ben più
modesta chiesa, dedicata a san Luca, che tradizionalmente è considerato
l’evangelizzatore della città.
Nel corso del tempo, su quello originario sono
stati costruiti almeno altri tre corpi di fabbrica finché, durante il
pontificato di Urbano V (1362-1370), il visitatore apostolico Pierre le Chartier
emanò delle disposizioni che prescrivevano di restaurare le mura
dell’edificio rovinate da un incendio. Così ristrutturata, la chiesa venne
consacrata il 18 agosto del 1364 dal francescano Giovanni da Sora, «episcopus
Terracinensis et Setinus» (1362-1369): l’Archivio capitolare della cattedrale
ancora conserva, tra le sue pergamene più belle, il diploma originale di questa
dedicazione.
La sua attuale versione non corrisponde alla struttura originaria impostata nel XIII secolo: dopo un incendio nel XVII secolo venne rifatto l’interno e riproposto secondo schemi nuovi, che fanno centro sul
baldacchino barocco dell’altare maggiore, formato da colonne lignee tortili e ribaltato l’accesso.
L’ingresso principale della grande chiesa dava originariamente su un vicolo.
Esso è sottolineato da un rosone romanico a dodici colonnine, oggi dietro
l’altare maggiore. A partire dalla fine del XVII secolo fu deciso di aprirlo
dalla parte dell’abside, che è proiettata verso lo slargo dell’odierna
piazza del Duomo. Di conseguenza, anche l’interno venne capovolto: dov’era
l’ingresso furono edificate tre cappelle e in quella centrale venne collocato
il nuovo altare maggiore.
L’immagine odierna è, quindi quella di una chiesa
rovesciata, una curiosità che, tuttavia, non altera lo straordinario insieme di
questa chiesa.
Nel suo interno sono interessanti il fonte battesimale, formato
da un’aquila che sostiene lo stesso Fonte, e che trova il suo omologo
artistico nel Duomo di Gaeta, ed alcuni dipinti.
I restauri promossi nel XVI secolo dal vescovo Luca Cardino (1582-1594) e
l’ultimo, eseguito nel 1968 dalla Soprintendenza ai monumenti del Lazio, hanno
alterato sensibilmente la magnifica struttura gotico-cistercense della
cattedrale di Sezze, che, nell’attuale assetto, coincide praticamente con
l’edificio realizzato nel XIII secolo con l’innegabile apporto di maestranze
influenzate dal cantiere abbaziale di Fossanova.
I lavori promossi dal Capitolo
della cattedrale nel 1926 avevano invece opportunamente liberato la struttura da
manomissioni settecentesche.
L’interno è caratterizzato dal baldacchino ligneo che sovrasta l’altare
maggiore basilicale: opera, insieme alla statua di san Lidano d’Antena
(1026-1118), dello scultore Jean Poiret (1672), ripete il più celebre modello
dell’altare papale della basilica di S. Pietro in Vaticano.
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La
cappella di S. Carlo
Nel contesto delle celebrazioni predisposte per la canonizzazione di san
Carlo, inizialmente fissata per il 23 novembre 1958, venne presa in
considerazione l’opportunità di dedicargli un altare all’interno della cattedrale
di Sezze. Già dall’agosto del 1958 il vescovo diocesano Emilio Pizzoni (195-1967)
aveva richiesto al Capitolo dei canonici della cattedrale il necessario permesso
per la realizzazione «di un altare in onore del B. Carlo»: il Capitolo, nella
seduta del 14 agosto, accolta «con entusiasmo la proposta di Mons. Vescovo»,
aveva suggerito di adattare «l’altare del Crocifisso davanti al quale,
durante la Sua vita, il Beato si soffermava spesso a pregare». Come
noto, il rito della canonizzazione subì un rinvio a causa dell’improvviso
decesso di Pio XII; ed anche se la cerimonia venne poi celebrata da Giovanni
XXIII il 12 aprile 1959, inspiegabilmente i lavori per il nuovo altare vennero
sospesi. Della proposta si tornò a parlare nel 1961. In quell’anno infatti,
sollecitata dal vescovo diocesano, la pontificia Commissione centrale per
l’arte sacra in Italia esaminò i bozzetti relativi ad un altare, ideato dal
prof. Luigi Venturini, e ad una pala, opera della prof. Notta.
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L.
VENTURINI
Bozzetto
per l’altare della cappella di S. Carlo
-
1961
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Alla fine, dopo vari ripensamenti sia sull’opportunità dell’opera - i
consultori invitarono a studiare in primo luogo un progetto di restauro
dell’intera cattedrale, per poter quindi individuare il luogo più adatto per
la nuova cappella - che sulla scelta dell’autore della pala - venne preferito
un nuovo progetto, realizzato dallo stesso Venturini - il nuovo altare venne
collocato nella cappella già dedicata alla Madonna degli orfani, lungo la
parete della navata di destra, come suggerito da mons. Giovanni Fallani,
presidente della pontificia Commissione centrale per l’arte sacra in Italia.
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L.
VENTURINI
Paliotto
dell'altare della cappella di S. Carlo
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L’altare reca sul paliotto di calcare il bassorilievo rappresentante la
cena di Emmaus, opera di Luigi Venturini: dello stesso scultore è la pala in
terracotta, raffigurante la stimmatizzazione di san Carlo da Sezze; venne
consacrato da mons. Emilio Pizzoni il 4 agosto del 1962, presente il clero
diocesano, nel contesto delle celebrazioni per il 30°
Congresso eucaristico delle diocesi di Terracina, Priverno e Sezze.

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L.
VENTURINI
Pala
della stimmatizzazione di S. Carlo da Sezze - 1962
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Il
S. Carlo “restaurato”
Il dipinto ad olio su tela (cm. 98 x 75), oggetto
dell’intervento di restauro, raffigura S. Carlo da Sezze nel gesto classico in
cui, ispirato dal Cristo crocifisso, compone le sue opere.

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Il ritratto di San Carlo prima del restauro
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La tela risale probabilmente al XVIII secolo - forse ancora vivente fr.
Carlo, come invita a pensare l’assenza dell’aureola che contraddistingue i
santi - ed è di proprietà del Capitolo dei canonici della cattedrale di Sezze.
Nello studio del restauratore è giunto in pessimo stato di conservazione:
già in precedenza rintelato e maldestramente restaurato, il dipinto presentava
numerose cadute del colore e della preparazione pittorica, causate dalla lunga
esposizione della tela all’azione devastante dell’acqua. Inoltre, dai primi
saggi di pulitura eseguiti sull’opera si è constatato che la tela presentava
i segni di un pesante intervento di restauro, operato nel tentativo di camuffare
le numerose cadute di colore. L’opera, infine, si presentava completamente
ricoperta da uno spesso strato di vernice resinosa, alterata e mista a sporco
che appiattiva sia il rilievo delle pennellate che i valori cromatici
dell’insieme.
La pulitura completa dei vecchi restauri ha riportato in luce anche la
scritta originale sulle pagine del libro aperto (si tratta dei titoli delle
opere più celebri di san Carlo: il Cammino interno, il Trattato
delle tre vie), e la forma del tavolo in basso a destra.
In particolare, il lavoro di restauro è consistito in primo luogo nella
velinatura del dipinto con carta giapponese e colla animale, per bloccare i
numerosi distaccamenti del colore e della preparazione pittorica; smontata la
tela dal vecchio telaio in legno e sostituito quest’ultimo con un nuovo telaio
in abete ad espansione, è stata rimossa la vecchia tela di rifodero e si è
provveduto a pulire il retro del dipinto prima della nuova foderatura.
A questo punto, foderata la tela con colla di pasta e doppia tela (velatino
e pattina), si è proceduto alla rimozione della velinatura di protezione e alla
pulitura dell’intero dipinto con appropriati solventi organici che hanno
restituito all’opera l’originaria bellezza. Stuccate quindi tutte le lacune
a livello dell’originale con gesso di Bologna e colla di coniglio, il ritocco
pittorico è stato eseguito con colori a vernice per il restauro con il metodo
dell’imitazione pittorica. Sul dipinto, infine, è stata passata una
verniciatura di protezione.
Il restauro è stato eseguito da Mario Salvatori, titolare del laboratorio
“Restauro del dipinto e del mobile” di Priverno. La tela verrà esposta
nella sede dì Sezze del Museo diocesano di arte sacra, in allestimento
all’interno del Palazzo dei Canonici, attiguo alla cattedrale.
a
cura dell'Associazione culturale "Ars Antiqua"
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