Cattedrale di Santa Maria

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Per informazioni, contattare il
Centro Studi "S. Carlo da Sezze"
via Piagge Marine, 39
04018 SEZZE (LT)
sancarlodasezze@sancarlodasezze.it

 

 

 

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La cattedrale
La cappella di S. Carlo
Il S. Carlo “restaurato”

 La cattedrale

La Cattedrale di Santa Maria si apre su tre navate, spartite da pilastri squadrati formati da blocchi di pietra che si raccordano alle costolature del soffitto dove si formano volte a crociera nelle navate laterali, e volta a vela in quella centrale. 
Le origini della cattedrale di Sezze sembrano risalire al III secolo quando, sull’area dell’edificio attuale, pare sia stata costruita una ben più modesta chiesa, dedicata a san Luca, che tradizionalmente è considerato l’evangelizzatore della città. 
Nel corso del tempo, su quello originario sono stati costruiti almeno altri tre corpi di fabbrica finché, durante il pontificato di Urbano V (1362-1370), il visitatore apostolico Pierre le Chartier emanò delle disposizioni che prescrivevano di restaurare le mura dell’edificio rovinate da un incendio. Così ristrutturata, la chiesa venne consacrata il 18 agosto del 1364 dal francescano Giovanni da Sora, «episcopus Terracinensis et Setinus» (1362-1369): l’Archivio capitolare della cattedrale ancora conserva, tra le sue pergamene più belle, il diploma originale di questa dedicazione.
La sua attuale versione non corrisponde alla struttura originaria impostata nel XIII secolo: dopo un incendio nel XVII secolo venne rifatto l’interno e riproposto secondo schemi nuovi, che fanno centro sul baldacchino barocco dell’altare maggiore, formato da colonne lignee tortili e ribaltato l’accesso. 
L’ingresso principale della grande chiesa dava originariamente su un vicolo. Esso è sottolineato da un rosone romanico a dodici colonnine, oggi dietro l’altare maggiore. A partire dalla fine del XVII secolo fu deciso di aprirlo dalla parte dell’abside, che è proiettata verso lo slargo dell’odierna piazza del Duomo. Di conseguenza, anche l’interno venne capovolto: dov’era l’ingresso furono edificate tre cappelle e in quella centrale venne collocato il nuovo altare maggiore. 
L’immagine odierna è, quindi quella di una chiesa rovesciata, una curiosità che, tuttavia, non altera lo straordinario insieme di questa chiesa. 
Nel suo interno sono interessanti il fonte battesimale, formato da un’aquila che sostiene lo stesso Fonte, e che trova il suo omologo artistico nel Duomo di Gaeta, ed alcuni dipinti. 
I restauri promossi nel XVI secolo dal vescovo Luca Cardino (1582-1594) e l’ultimo, eseguito nel 1968 dalla Soprintendenza ai monumenti del Lazio, hanno alterato sensibilmente la magnifica struttura gotico-cistercense della cattedrale di Sezze, che, nell’attuale assetto, coincide praticamente con l’edificio realizzato nel XIII secolo con l’innegabile apporto di maestranze influenzate dal cantiere abbaziale di Fossanova. 
I lavori promossi dal Capitolo della cattedrale nel 1926 avevano invece opportunamente liberato la struttura da manomissioni settecentesche. L’interno è caratterizzato dal baldacchino ligneo che sovrasta l’altare maggiore basilicale: opera, insieme alla statua di san Lidano d’Antena (1026-1118), dello scultore Jean Poiret (1672), ripete il più celebre modello dell’altare papale della basilica di S. Pietro in Vaticano.


La cappella di S. Carlo
Nel contesto delle celebrazioni predisposte per la canonizzazione di san Carlo, inizialmente fissata per il 23 novembre 1958, venne presa in considerazione l’opportunità di dedicargli un altare all’interno della cattedrale di Sezze. Già dall’agosto del 1958 il vescovo diocesano Emilio Pizzoni (195-1967) aveva richiesto al Capitolo dei canonici della cattedrale il necessario permesso per la realizzazione «di un altare in onore del B. Carlo»: il Capitolo, nella seduta del 14 agosto, accolta «con entusiasmo la proposta di Mons. Vescovo», aveva suggerito di adattare «l’altare del Crocifisso davanti al quale, durante la Sua vita, il Beato si soffermava spesso a pregare». Come noto, il rito della canonizzazione subì un rinvio a causa dell’improvviso decesso di Pio XII; ed anche se la cerimonia venne poi celebrata da Giovanni XXIII il 12 aprile 1959, inspiegabilmente i lavori per il nuovo altare vennero sospesi. Della proposta si tornò a parlare nel 1961. In quell’anno infatti, sollecitata dal vescovo diocesano, la pontificia Commissione centrale per l’arte sacra in Italia esaminò i bozzetti relativi ad un altare, ideato dal prof. Luigi Venturini, e ad una pala, opera della prof. Notta.

 
 
L. VENTURINI 
Bozzetto per l’altare della cappella di S. Carlo - 1961
Alla fine, dopo vari ripensamenti sia sull’opportunità dell’opera - i consultori invitarono a studiare in primo luogo un progetto di restauro dell’intera cattedrale, per poter quindi individuare il luogo più adatto per la nuova cappella - che sulla scelta dell’autore della pala - venne preferito un nuovo progetto, realizzato dallo stesso Venturini - il nuovo altare venne collocato nella cappella già dedicata alla Madonna degli orfani, lungo la parete della navata di destra, come suggerito da mons. Giovanni Fallani, presidente della pontificia Commissione centrale per l’arte sacra in Italia.

 
 
L. VENTURINI 
Paliotto dell'altare della cappella di S. Carlo  
L’altare reca sul paliotto di calcare il bassorilievo rappresentante la cena di Emmaus, opera di Luigi Venturini: dello stesso scultore è la pala in terracotta, raffigurante la stimmatizzazione di san Carlo da Sezze; venne consacrato da mons. Emilio Pizzoni il 4 agosto del 1962, presente il clero diocesano, nel contesto delle celebrazioni per il 30° Congresso eucaristico delle diocesi di Terracina, Priverno e Sezze.
L. VENTURINI 
Pala della stimmatizzazione di S. Carlo da Sezze - 1962
 

Il S. Carlo “restaurato”
Il dipinto ad olio su tela (cm. 98 x 75), oggetto dell’intervento di restauro, raffigura S. Carlo da Sezze nel gesto classico in cui, ispirato dal Cristo crocifisso, compone le sue opere.
Il ritratto di San Carlo prima del restauro
La tela risale probabilmente al XVIII secolo - forse ancora vivente fr. Carlo, come invita a pensare l’assenza dell’aureola che contraddistingue i santi - ed è di proprietà del Capitolo dei canonici della cattedrale di Sezze. Nello studio del restauratore è giunto in pessimo stato di conservazione: già in precedenza rintelato e maldestramente restaurato, il dipinto presentava numerose cadute del colore e della preparazione pittorica, causate dalla lunga esposizione della tela all’azione devastante dell’acqua. Inoltre, dai primi saggi di pulitura eseguiti sull’opera si è constatato che la tela presentava i segni di un pesante intervento di restauro, operato nel tentativo di camuffare le numerose cadute di colore. L’opera, infine, si presentava completamente ricoperta da uno spesso strato di vernice resinosa, alterata e mista a sporco che appiattiva sia il rilievo delle pennellate che i valori cromatici dell’insieme.
La pulitura completa dei vecchi restauri ha riportato in luce anche la scritta originale sulle pagine del libro aperto (si tratta dei titoli delle opere più celebri di san Carlo: il Cammino interno, il Trattato delle tre vie), e la forma del tavolo in basso a destra.
In particolare, il lavoro di restauro è consistito in primo luogo nella velinatura del dipinto con carta giapponese e colla animale, per bloccare i numerosi distaccamenti del colore e della preparazione pittorica; smontata la tela dal vecchio telaio in legno e sostituito quest’ultimo con un nuovo telaio in abete ad espansione, è stata rimossa la vecchia tela di rifodero e si è provveduto a pulire il retro del dipinto prima della nuova foderatura. A questo punto, foderata la tela con colla di pasta e doppia tela (velatino e pattina), si è proceduto alla rimozione della velinatura di protezione e alla pulitura dell’intero dipinto con appropriati solventi organici che hanno restituito all’opera l’originaria bellezza. Stuccate quindi tutte le lacune a livello dell’originale con gesso di Bologna e colla di coniglio, il ritocco pittorico è stato eseguito con colori a vernice per il restauro con il metodo dell’imitazione pittorica. Sul dipinto, infine, è stata passata una verniciatura di protezione. Il restauro è stato eseguito da Mario Salvatori, titolare del laboratorio “Restauro del dipinto e del mobile” di Priverno. La tela verrà esposta nella sede dì Sezze del Museo diocesano di arte sacra, in allestimento all’interno del Palazzo dei Canonici, attiguo alla cattedrale.
a cura dell'Associazione culturale "Ars Antiqua"

 

 

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